Recensioni

Sono passati anni dalle recensioni su Doppia Esposizione e alcune di queste stanno scomparendo dal web. Le raccolgo prima che i link, che aggiungo sempre sotto gli articoli, diventino inattivi. Lottiamo continuamente per restare visibili, non solo in questo caso.

Le stanze di Cronus. Doppia Esposizione, Berlin 1985-2015, MARGUTTE.COM on line,

3 FEBBRAIO 2016, Silvia Pio (a cura)

FRONTCOVER_Doppia Esposizione Berlin 1985-2015 Torre della televisione e Nikolaiviertel Gru Berlino Est 1985 Fotografia di P Woelck
Copertina: Torre della televisione e Nikolaiviertel. Gru. Berlino Est, 1985. Fotografia di Peter Woelck


SILVIA PIO (a cura)

“Doppia esposizione. Berlin 1985-2015″ è un’opera in cui confluiscono il saggio narrativo e il racconto fotografico. L’autrice Natascia Ancarani ricostruisce la trasformazione di tre quartieri berlinesi dal 1985 ai nostri giorni descrivendo alcuni luoghi esemplari come Potsdamer Platz, Bernauer Straße, Prenzlauer Berg, Kreuzberg. Vengono mostrate in forma critica le metamorfosi della capitale tedesca «come una doppia esposizione in cui la città scomparsa traluce ancora dalla città appena ricostruita». Si tratta di una sorta di viaggio tra luoghi, volti e accadimenti che fa emergere la complessità del rapporto tra presente e passato configurando la città anche come «organismo memoriale».

Bernauer Straße. Gedenkstätte Berliner Mauer. 1 agosto 2013. Fotografia Elda Papa
Bernauer Straße. Gedenkstätte Berliner Mauer. Oltre il Muro, alla scoperta della “striscia della morte”. In alto la torretta militare di osservazione che si trovava fra i due muri. Sullo sfondo la torre del Centro di Documentazione, predisposta per i turisti. L’alto muro di metallo è un monumento in onore delle vittime, 1 agosto 2013. Fotografia: Elda Papa


Il testo è corredato da 134 fotografie di M. Hughes, W. Krolow, E. Papa e P. Woelck, dai saggi Berlino futura di Franco Romanò e Il rammendo di Mnemosyne di Sergio Lagrotteria e da una sezione di testi poetici, ispirati alla città tedesca, di Kunze, Czechowski, Celan, Heym, Szymborska. Con “Doppia esposizione. Berlin 1985-2015″ le Edizioni del Foglio Clandestino, microeditore di poesia e narrativa breve, inaugurano ufficialmente la nuova collana Gleis 13, che ospiterà opere in cui il saggio narrativo dialoga con la documentazione fotografica.

Mitte, Tucholskystraße. Palazzo velato (lavori in corso), 1 agosto 2013. Fotografia Elda Papa. Retrocover

«Le città vivono a lungo. Le loro trasformazioni sono spesso lente e parziali. Molte opere resistono immutate attraverso i secoli e fanno da sponda all’esistenza umana, mutevole e breve. […] Immaginiamo di tornare in un luogo familiare, dopo anni di assenza, e di ritrovarlo cambiato, tanto da non riconoscerlo. […] Forse diventerebbe una questione vitale ricordarlo con maggiore precisione, raccogliere vecchie fotografie o testimonianze, raccontare com’era un tempo. […]
Ho scelto di descrivere pochi luoghi esemplari, Potsdamer Platz, Bernauer Straße, Prenzlauer Berg, Kreuzberg. Luoghi che sono, più di altri, crogiuoli di memorie personali e collettive, di ricostruzioni o trasformazioni. […] La prospettiva scelta è parziale, volutamente frammentaria e personale. Il libro non traccia grandi affreschi, ma scende nei particolari. Occupa una posizione, spesso scomoda, un punto di vista con cui si può facilmente dissentire».

(Dalla nota Città del ricordo di N. Ancarani)

Prenzlauer Berg. Kastanienallee. Slogan. Casa occupata: «Il capitalismo normalizza, distrugge, uccide», 3 agosto 2013. Fotografia: Elda Papa


«Dal 1989 Berlino è stata una città mito. Anche in passato la città aveva avuto la forza d’attrazione di un mito, ma per ragioni talmente diverse da sembrare, di volta in volta, un luogo differente. La storia della città è questa dalla seconda metà dell’Ottocento, cioè da quando è diventata così importante e tragicamente decisiva per la storia tedesca ed europea. Il primo spunto per scrivere questa introduzione lo trovo proprio nella giovinezza di questa metropoli. Le grandi città mediterranee sono segnate dal tempo, dalla storia che si portano sulle spalle, per non parlare di quelle del vicino Oriente. Damasco ha più di tremila anni di vita, Roma quasi tremila, mentre le città del grande Nord sono recenti, alcune appena nate. Berlino è fra queste, il monumento più antico della città risale al Settecento, il fazzoletto di terra (quasi un’isola) che si trova a fianco del Municipio della città, è un quartiere fra i più antichi, ma le targhe portano date che risalgono alla seconda metà del Settecento. Berlino è la modernità per eccellenza, l’unica città europea – si dice solitamente – ad assomigliare alle metropoli americane. Storia davvero curiosa, che dimentica un particolare importante e cioè che si tratta del contrario: furono gli architetti della Bauhaus, nei favolosi anni Venti, a inventare l’architettura moderna a Berlino per poi portarla oltre Atlantico dal 1933 in poi, in fuga dalla Germania hitleriana».

(Dal saggio Berlino futura di F. Romanò)

Mitte, zona Hächesche Hofe. Dentro, 4 agosto 2013. Fotografia: Elda Papa


«Ogni città ha la sua storia. E Berlino ne ha una molto particolare: esaltante e tragica insieme e con un futuro non ancora compiutamente decifrabile. L’aspirazione al luogo che ridefinisca la propria identità, la propria storia e il proprio futuro: questo è il compito estremamente difficile che Berlino ha dinanzi a sé. […] Il territorio urbano è la cornice, lo scenario delle vicende umane: dell’ethos delle generazioni, degli eventi di grande portata storica, come degli insignificanti episodi quotidiani. Nondimeno, non basta togliere o abbattere un edificio o una statua o qualsiasi altro simbolo (specie se negativo) di una città per cancellare il passato. Come non basta costruire il nuovo per generare una nuova civiltà. La città, pur essendo un organismo fisico e concreto, è anche un organismo memoriale, cui volgere lo sguardo per attingere qualcosa che richiede di essere guardato e recepito nuovamente».

(Dal saggio Il rammendo di Mnemosyne di S. Lagrotteria)

Le fotografie vogliono essere una testimonianza del mondo che a Mitte e Prenzlauer Berg è con ogni probabilità in via di estinzione. Sono i luoghi dove i turisti possono ancora incontrare qualche casa fantasma, così com’era prima della svolta, o riconoscere alcuni dei centri occupati da attivisti dell’Ovest all’apertura del Muro. Il Cafè Cinema, con i banconi nel cortile interno, i muri esposti alla street art, ha aperto negli anni imme­diatamente successivi alla svolta e da allora è rimasto immutato.

Bernauer Straße. Sophien Friedhof. Ala spezzata, 1 agosto 2013. Fotografia: Elda Papa
Nel cimitero si avverte oggi un’atmosfera di diffusa serenità, un desiderio di quieto ordine. Ma come si vede nella fotografia precedente, il monumento alle vittime del Muro spezza con la sua figura inquietante la pace del luogo. La statua dell’angelo, che conclude la serie, protegge la quiete riconquistata, dopo le guerre, la distruzione, la divisione, le diatribe, ma la sua ala è spezzata. Qualcosa nel processo si è perso, è stato rimosso o dimenticato.

Oranienstraße. Murales sulle case sopravvissute alla guerra. Berlino, 31 luglio 2013. Fotografia: Elda Papa


Questa fotografia mostra invece l’originaria struttura del quartiere, le case sopravvissute alla guerra hanno la caratteristica fiancata pulita, perché la casa che vi si appoggiava è stata evidentemente distrutta dai bombardamenti o demolita in seguito. Queste superfici pulite erano il luogo privilegiato dei murales. Abbiamo scelto questa fotografia per la siepe, che ancora ricorda quella mescolanza di edifici cittadini e terreni incolti che caratterizzava un tempo il quartiere. A seguire la zona tranquilla della Mariannenplatz che immette al parco, probabilmente salvato, insieme all’ospedale Bethanien, dalle occupazioni degli anni Settanta.

Le Edizioni del Foglio Clandestino nascono nel 2005 come sviluppo, quasi naturale, dell’esperienza del Foglio Clandestino, “Aperiodico Ad Apparizione Aleatoria” che dal 1993 si occupa di poesia, narrativa breve e traduzione. Le edizioni ne hanno conservato lo spirito e gli intenti. Accanto alla passione per la letteratura, la scrittura e un profondo desiderio di condividerla è sempre stata forte la volontà di diffondere poeti e narratori inediti, riscoprire autori dimenticati, riportare la poesia verso i lettori, puntando sulla forza del testo.

https://www.margutte.com/?p=14583

XX Secolo, Timeline – Natascia Ancarani Doppia Esposizione. Berlin 1985-2015,

RIVISTASEGNO.EU on line, 10 SETTEMBRE 2016

Villa Contemporanea riprende la programmazione dopo la pausa estiva.

Il primo appuntamento vede protagonista nuovamente l’opera di Andrea Cereda XX Secolo | Timeline, a cui si affiancherà la presentazione del libro narrativo-fotografico di Natascia AncaraniDoppia Esposizione. Berlin 1985-2015, edito da Edizioni del Foglio Clandestino, che racconta criticamente le trasformazioni della capitale tedesca in un periodo decisivo della sua storia.
Il taglio storico/artistico di entrambe le opere crea l’occasione giusta per parlare del secolo scorso.
Franco Romanò, autore del saggio “Berlino futura” e Ilaria M.P. Barzaghi, storica e storica dell’arte, ci racconteranno alcune vicende del 900, la caduta del muro di Berlino ma anche le influenze che questo evento epocale ha avuto sull’arte. Berlino, ancora più che altre città, conserva nella memoria di tutti noi il suo passato ma è proiettata verso un futuro di profonda trasformazione. Scrive Ancarani: “Mi sono accorta che per tutti noi, testimoni del passato, non esiste solo la città visibile che ogni nuovo arrivato percepisce per quello che è. […] Come malati di strabismo sdoppiamo l’immagine che percepiamo, vediamo il presente e il passato. […] la città scomparsa traluce ancora dalla città appena ricostruita, come una doppia esposizione, come un fantasma fotografico registrato in altro tempo che si sovrappone al presente.”

L’opera di Cereda è un’opera unica, una linea del tempo, formata da 100 pezzi di lamiera, uno per ogni anno, a delineare un percorso storico che va dal 1901 al 2000. Su ciascun pezzo di lamiera c’è un’indicazione dell’evento accaduto. Non si tratta di indizi diretti o dichiarati ma di suggerimenti, a volte velati, che spingono l’osservatore ad interrogarsi su cosa sia accaduto in quell’anno preciso. XX Secolo è un’opera che si rivolge alla memoria collettiva; un racconto di vicende umane sintetizzate in forma astratta. Scrive Simona Bartolena “Cereda gioca con la memoria, sollecita l’intelletto, strizza l’occhio alla conoscenza, indaga la storia a tutto campo, stimolando riflessioni importanti in chi ha la pazienza di percorrere pezzo dopo pezzo (o dovremmo dire anno dopo anno) il suo racconto.”

Villa Contemporanea vuole dare voce alla storia, indagando, attraverso l’arte e la letteratura, un passato che ci appartiene, così ancora strettamente connesso al presente.
L’evento è stato realizzato grazie alla collaborazione con la Libreria Virginia e Co. di via Bergamo 8, Monza.

Andrea Cereda è nato a Lecco nel 1961, vive e lavora a Robbiate, Brianza.
Arriva al mondo dell’arte passando per l’esperienza maturata nel campo della pubblicità.
Per realizzare i suoi lavori utilizza ferro e lamiere di vecchi bidoni industriali scoloriti, consunti, arrugginiti, assemblati fra loro e tenuti insieme da cuciture o da saldature “urgenti”, come ama definirle l’artista.
I suoi progetti partono da considerazioni sull’attualità e sulle grandi tematiche dell’uomo.

https://www.rivistasegno.eu/events/andrea-cereda-xx-secolo-timeline-natascia-ancarani-doppia-esposizione-berlin-1985-2015/

«La doppia faccia» di Berlino

IL SOLE 24 ORE 15 APRILE 2016 recensione di Stefano Biolchini

“Berlino è una città che vuole ricordare il proprio passato. Le sinagoghe sono state restaurate, mostre all’aperto raccontano la storia della città. Si passeggia lungo la strada del Muro” scrive Natascia Ancarani nell’introduzione al suo libro fotografico “Doppia Esposizione. Berlin 1985-2015” per le Edizioni del Foglio clandestino, con note di Franco Romanò e Sergio Lagrotteria. Un libro il suo che racconta in maniera delicata e possente al contempo le mille trasformazioni di una capitale dove molte strade portano al nulla, con segnaletiche che indicano “dove” smarriti e muri spezzati, ruderi fatiscenti che si ricompongono sotto lo sguardo pressante di gru altissime in veste di numi tutelari, e marciapiedi percorsi da donne velate e turisti alla ricerca del contemporaneo d’autore, che brilla nelle ambasciate rinnovate o ricostruite dalle archistar del momento, nei palazzi del potere e in quelli di banche e industrie.

Berlino è il simbolo della nuova Germania oltre che la capitale della più grande e popolosa potenza dell’Europa unita. Ma come ogni medaglia anche Berlino ha due facce e le immagini rigorosamente in bianco e nero di Michael Hughes, Wolfgang Krolow, Elda Papa, Peter Woelck e del “Landes Archiv” ne raccontano oltre agli attimi rilucenti anche lo spirito e le incongruenze di prospettive che sembrano smarrire i passanti distratti e perfino i berlinesi più attenti. Una città cornice di vicende umane che la grande Storia del ’900 ha segnato in maniera indelebile, nelle architetture come negli animi.

“Berlino è condannata sempre e solo a diventare, mai ad essere” scriveva Karl Scheffler nel 1910. Una capitale fatta di rammendi è quella raccontata da questo libro, esaltante e tragica, magnetica e straniante e dal futuro sicuramente indecifrabile.

“Il Muro è caduto, è diventato un ricordo storico, ma lungo la Bernauer resta un altro muro che non attira più i giornalisti. E’ la solita linea di confine che attraversa tutte le città del mondo. Da una parte il quartiere di Prenzlauer Berg, con le case antiche, accuratamente restaurate, le facciate liberty o neoclassiche, mille caffè e ristoranti, gli affitti alti, parchi curati e sicuri, buone scuole; dall’altra parte il quartiere di Wedding, evitato dai turisti, con i condomini anonimi degli anni Settanta, gli affitti da pensione o da sussidio, gli stranieri disoccupati, vita sociale scarsa, di notte strade deserte e poco sicure, scuole difficili. C’è solo una strada che separa i due quartieri, la Bernauer. E un muro invisibile” spiega il libro di questa autrice che dalle molte contraddizioni di questa metropoli sembra farsi quasi rapire, forse preda anch’essa di un fascino impalpabile, a tratti anche sinistro, che più che altrove si fa inspiegabile. Frutto forse di una memoria che a Berlino più che mai appare in tutta la sua difficoltà di consacrazione e che per questo necessita più che altrove d’esser fissata per immagini.

Molte sono le incongruenze urbanistiche evidenziate dalle immagini del più grande cantiere d’Europa, anche se a prevalere nel libro è quel sentimento di “Ostalgie”, che non pienamente in italiano traduciamo con nostalgia e che, riassunto dalle Trabant e sviscerato da film come “Good Bye, Lenin!” caratterizza – e forse ancora per molto caratterizzerà -questa città magnetica e i suoi abitanti.

Doppia esposizione Berlin 1985-2015, di Natascia Ancarani, Edizioni del Foglio Clandestino.

https://st.ilsole24ore.com/art/cultura/2016-04-14/la-doppia-faccia-berlino-124116.shtml?uuid=AC0jwd7C

Trent’anni di Berlino tra immagini e parole

L’INDICE, 19 maggio 2016, recensione di Anna Chiarloni

Natascia Ancarani
DOPPIA ESPOSIZIONE
Berlin 1985-2015
Con 134 fotografie di M. Hughes, W. Krolow, E. Papa e E. Woelck
pp. 320, € 20
Edizioni del Foglio clandestino, Sesto S.Giovanni 2016

Coniugando parola e immagine, il volume racconta Berlino nell’arco di trent’anni: 1985-2015. Con una scrittura intensa, densa di ricordi, Natascia Ancarani ne percorre alcuni “luoghi esemplari”, oggi cuore artistico e notturno della capitale tedesca, ieri divisi dal Muro: a Ovest  Kreuzberg, il quartiere a forte immigrazione turca, fondale negli anni Ottanta della controcultura punk; a Est il Prenzlauerberg, tana del dissenso giovanile della DDR, con il  Potsdamerplatz e la  Bernauer Straße,   passata alla storia fin dal 1961 come marchio della  ferita tedesca. Ancarani fa dialogare oltre cento fotografie con  alcuni saggi critici, brevi ma fulminanti nella sintesi, e poesie con testo a fronte che parlano di Heimat, memoria  e spaesamento. Vistosa nelle incisive immagini in bianco e nero è la varietà  delle figure, quasi un passo di danza  etnica, certo in perfetta corrispondenza con la realtà,  tenuto conto che Berlino, coi suoi 4,5 milioni di abitanti conta 186 diverse provenienze nazionali, con forte prevalenza di turchi, polacchi e slavi. L’occhio fotografico consente una “doppia esposizione”, rivelando, sui palazzi della capitale sontuosa e crudele del secolo scorso,  gli ultimi emblemi di una cultura borghese sbriciolati dal tempo, accanto a  facciate dilavate,  in bilico sui nuovi cantieri della città riunificata. Una Berlino tra cielo e terra, prima e dopo, in continua trasformazione, come testimonia l’obbiettivo di Elda Papa. In un mondo sommerso da un’overdose di visioni che incessanti si sovrappongono sulla nostra retina, queste immagini garantiscono ancora la  verità di un viaggio à rebours, necessario per chi voglia intendere la Germania odierna.

https://www.lindiceonline.com/geografie/itinerari-letterari/natascia-ancarani-doppia-esposizione/

Berlino, mai uguale a se stessa.

IL MULINO, 1 giugno 2016, recensione di Bruno Simili.

Furono gli architetti della Bauhaus, nei vivacissimi anni Venti, a inventare l’architettura moderna a Berlino, per poi portarsela dietro oltre Atlantico dal 1933 in poi, in fuga dalla Germania hitleriana, come ricorda Franco Romanò nel suo breve saggio di apertura a Doppia esposizione. Berlin 1985-2015, il volume di Natascia Ancarani. E questo, per chi prenda in mano, prima sfogliandolo quasi con foga poi leggendolo e guardandolo con più attenzione, questo bel volume 21×21 è da subito fondamentale per seguire con lo sguardo le immagini in bianco e nero di Elda Papa, Michael Hughes, Wolfgang Krolow, Peter Woelck, insieme a quelle provenienti dal «Landes Archiv» berlinese, prese a Potsdamer Platz, Bernauer Strasse, Prenzlauer Berg, Kreuzberg. Perché è lo sguardo architettonico a svolgere la funzione di filo conduttore nel racconto di una città del tutto unica e irripetibile ma al tempo stesso mai uguale a se stessa come quella che, dopo l’89, è tornata ad essere la capitale della grande Germania.

Il doppio binario, l’uno narrativo l’altro per immagini, risulta particolarmente congeniale a una città imprendibile anche ai suoi visitatori più attenti (e frequenti). In ognuna delle fotografia in cui è ritratta, se ne coglie l’unicità politica e sociale, la storia affatto prevedibile della sua evoluzione, l’azzeramento avvenuto dopo il crollo del muro che si iniziò a costruire in una notte di maggio del ’61, poi fortificato e reso inespugnabile, e infine demolito e assurto a simbolo di un futuro troppo rapidamente immaginato solo e inevitabilmente «migliore» per tutti. C’è, in queste pagine, più Europa che Germania. L’Europa delle macerie, sia quelle lasciate come segni della ferita bellica – il dente cavo del campanile della Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche sul Ku’damm – sia quelle prodotte dalle demolizioni per ridefinire il tessuto urbano e dare spazio alle archistar e ai progetti che hanno rivoluzionato intere aree; basti pensare a Potsdamer Platz, oggi molto ammirata dai turisti e assai poco amata, nella sua glaciale perfezione architettonica, dai berlinesi. Ma, in queste pagine, a ben vedere, si può riconoscere anche un po’ di quell’Europa che, oggi, non riesce a dare seguito ai progetti avviati nei primi Cinquanta dai suoi padri fondatori sulla base delle visioni elaborate durante la guerra.

https://www.rivistailmulino.it/a/berlino-una-citt-imprevedibile

Doppia esposizione, il saggio fotografico che racconta com’è cambiata Berlino dagli anni ’80 a oggi,

BERLINO MAGAZINE on line, 13 maggio 2016

La caduta del Muro ha causato un incredibile cambiamento del profilo architettonico della capitale tedesca. Dalle occupazioni di massa degli edifici rimasti vuoti a Est, abbandonati dai suoi vecchi abitanti, fino ai grandi investimenti degli ultimi anni che vedono Berlino al centro di una vertiginosa rivalutazione immobiliare: quanto è cambiata la città dagli anni ’80 a oggi? Doppia esposizione. Berlin 1985-2015, opera di Natascia Ancarani in cui confluiscono il saggio narrativo e il racconto fotografico, è la “strana guida romantica” di Berlino che conduce per mano il lettore-turista a scoprire nella città rinata le tracce di quella scomparsa. L’autrice ricostruisce la trasformazione di tre quartieri berlinesi dal 1985 ai nostri giorni scegliendo di descrivere alcuni luoghi esemplari come Potsdamer Platz, Bernauer Straße, Prenzlauer Berg, Kreuzberg. Tale ricerca mostra in forma critica le metamorfosi della capitale tedesca «come una doppia esposizione in cui la città scomparsa traluce ancora dalla città appena ricostruita».

30 anni a Berlino: una “Doppia esposizione”

BLOG NARRABILANDO, 26 marzo 2016, recensione di Subhaga Gaetano Failla,

Il libro di recente pubblicazione Doppia esposizione. Berlin 1985-2015 di Natascia Ancarani (Edizioni del Foglio Clandestino, 2015), con note di Franco Romanò e Sergio Lagrotteria, 134 fotografie di diversi fotografi e un’appendice che raccoglie poesie di vari autori, ci accompagna in un viaggio emozionante e appassionato, dove il passato e il presente berlinese si sovrappongono in un’unica visione. Il limite della nostalgia è delicatamente sfiorato in bagliori lirici intensi e al contempo misurati.
“Come malati di strabismo” scrive Natascia Ancarani nelle prime pagine del volume “sdoppiamo l’immagine che percepiamo, vediamo il presente e il passato. Per noi, malati del passato, la città scomparsa traluce ancora dalla città appena ricostruita, come una doppia esposizione, come un fantasma fotografico registrato in altro tempo che si sovrappone al presente.”
L’Autrice, in tale visione, intreccia una parte della propria vita trascorsa a Berlino con la storia della città prima della caduta del Muro e dopo la “svolta” del 1989, sempre attenta al valore del distacco, della distanza necessaria affinché la testimonianza e la narrazione abbiano la possibilità di essere trasmesse. Il soprassalto delle emozioni traspare distillato in una scrittura cristallina, in un racconto che trascende i destini limitati dei personaggi per divenire emblematica narrazione universale.
Nel libro compaiono le persone incontrate personalmente dall’Autrice e quelle presenti nelle testimonianze altrui, in un continuo oscillare tra storia individuale e collettiva, quest’ultima sottolineata dai ripetuti tentativi di creazioni di comunità urbane alternative al Moloch della storia dominante. Baluginano, nelle pagine di Natascia Ancarani, le vite degli occupanti di case, degli abitanti dei quartieri autogestiti che difendono e ricreano insieme i propri spazi, le esistenze di artisti, di punk, di tutta una vasta popolazione di outsider alla ricerca di un tempo svincolato dal dominio assoluto della Merce e dello Stato, per vivere il momento dell’ozio fertile e contemplativo, della creatività, il tempo illimitato della festa e della celebrazione gioiosa.
L’Autrice si sofferma in modo particolare su due vicende simboliche, complementari negli esiti esistenziali, di tale tentativo collettivo, le vite di due artisti i quali in diversa misura hanno lasciato e lasciano ancora importanti tracce nell’arte contemporanea: Peter Woelck e Tina Bara. Attraverso la loro vita, Natascia Ancarani ci mostra da varie prospettive le storie di solidarietà e di disgregazione, prima e dopo la caduta del Muro, le speranze proiettate in quel che l’Ovest avrebbe potuto offrire, talvolta la rigenerazione esistenziale in accordo con le trasformazioni storiche, l’incontro, mai totalmente e intimamente compiuto, tra le due Berlino, la fine del solidarismo e la distruzione dell’identità creativa, cresciuta tra resistenza ed espressività, delle comunità alternative dell’Est, la dispersione di individui e gruppi, come in una sorta di recentissima diaspora sconosciuta, l’oppressione sovietica che svanisce e quella capitalistica che riappare pervasiva e assoluta.
In tale situazione si dissolve l’utopia collettiva di un mondo festoso libero dagli artigli di due Moloch.  Doppia esposizione, sebbene sia stato pubblicato da poco, ha già ricevuto importanti riconoscimenti. Il libro, bello e delicatissimo, lascia nell’animo del lettore la risonanza d’una melodia triste che svela infine la sorgente d’una segreta e smisurata dolcezza.

   Il volume si chiude con la narrazione vivida e commovente d’un incontro tra l’Autrice e alcuni suoi amici dell’Est, avvenuto a Berlino nell’inverno del 1998, presso un Caffè, somigliante a una straniante e grottesca ricostruzione teatrale, che si chiamava “Nostalghia”. I suoi amici, scrive Ancarani, sapevano “sorridere con leggerezza anche della nostalgia, come di tutto il resto. Erano contenti della caduta del Muro, ma erano come sospesi nel vuoto e per non cadere dovevano voltarsi: tenere gli occhi fissi al passato imperfetto che era stato tutta la loro vita, non ne avevano un’altra.”

   E quel sorriso rivolto alla comicità della vita e al suo aspetto assurdo, muovendosi nell’esistenza come vecchi acrobati, viene reso tra di loro più vasto e profondo, in quell’ultimo incontro berlinese, dalla condivisione delle storie vertiginose e funamboliche di Daniil Charms e István Örkény.

http://narrabilando.blogspot.com/2016/03/30-anni-berlino-una-doppia-esposizione.html

Infine Rai Tre, spero che l’editore abbia registrato la trasmissione, perché non si trova più on line, andata in onda a Qui Comincia, del 2 marzo 2016 https://www.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-e6207a1e-b1e6-451b-af74-4e00b3508983.html

Trent’anni a Berlino, il racconto di Ancarani

IL CITTADINO, 18 febbraio 2016, recensione di Amedeo Anelli

Ben stampato, con 314 immagini in bianco e nero, questa doppia esposizione è un libro composito: da una parte un memoriale che documenta la vita della città da parte di un osservatore partecipe appartenente ad una comunità di stranieri, che per motivo di studio e per interessi culturali, si trova a risiedere in una delle capitali dell’Europa novecentesca, dall’altro una guida ai luoghi, ai quartieri ai monumenti simbolo, alle attività nel loro mutare nel tempo nello spessore e nel rumore del tempo. Un libro ben scritto ricco di riferimenti e di cronaca e con una sezione poetica con testi di Heinz Czechowski, Paul Celan, Georg Heym, Wislava Szymborska. Il libro si vale della presentazione-auspicio di Franco Romanò, fra i tanti scrittori italiani stanziali a Berlino per lunghi periodi dell’anno e una nota di Sergio Lagrotteria. Le foto della città sono di Michael Hughes, Wolfgang Krolow, Elda Papa, Peter Woelck.

Pellegrini

Con mio dispiacere la raccolta di racconti “Pellegrini” non ha ricevuto segnalazioni o recensioni, se non quelle della presentazione della giuria che trascrivo.

“Nel leggere le storie qui comprese, dalle ceneri dell’Unione Sovietica alla Madonna della Mecca, così varie e differenti, si ha come una strana sensazione di unità. Come se tutto avvenisse dentro la stessa mente.» (Valerio Ragazzini)

«… un sapore di veracità che sorprende e coinvolge il lettore conducendolo, fra l’altro, verso un’età drammatica della nostra storia (“lastra” dopo “lastra”) grazie a una narrazione matura e avvolgente.» (Pietro Fratta).»

Il libro è stato presentato e letto a casa Guerrini, in ottima compagnia di autori da me invitati, come si vede sopra. Purtroppo non ho potuto partecipare al concorso per il Mugello, per motivi di durata del racconto, quando invece sono particolarmente affezionata al racconto della salita avventurosa all’eremo di Gamogna. L’unica uscita e’ stata l’ottima lettura a voce alta di Subhaga Gaetano Failla per “Articoli Liberi” del racconto “Un mare di nebbia” il cui link aggiungo qui, per cui ringrazio vivamente lettore e rivista.

https://articoliliberi.com/nellarchivio-episodio-57/

Gamogna